giovedì 25 febbraio 2016




ASSOCIAZIONI DEL CENTRO PASTORALE E LIBERA:

 IL 6 MARZO SERATA CONTRO LE MAFIE


Le organizzazioni mafiose sono qui tra noi e l’inchiesta Aemilia lo conferma: prendere coscienza del fenomeno e reagire è una responsabilità di ciascuno e di tutti – singoli cittadini, associazioni, realtà  formative,  sociali ed economiche,  confessioni religiose,  politica, istituzioni.

E’ a partire da questa convinzione che la FUCI, insieme alle associazioni che hanno sede presso il  Centro Pastorale Diocesano – Azione Cattolica, Movimento Studenti di AC, MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale), Gruppo Mission -  in collaborazione con Libera, ha deciso di promuovere assieme una serata di confronto e impegno, a cui tutti sono invitati, intitolata “Per amore del nostro popolo non taceremo. Reagire alle mafie, qui ed ora”. 

L’incontro si  svolgerà domenica 6 marzo 2016 alle ore 20,30 nella sala convegni del Centro pastorale (ingresso auto da viale Conforti) e vedrà gli interventi di don Paolo Boschini, Docente di teologia e filosofia delle scienze sociali presso la Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna a Bologna, di don Enrico Rizzi, assistente di MSAC e FUCI di Parma e di Antonio Pignalosa, del Coordinamento di Libera-Parma.

Tutte le associazioni vogliono testimoniare in questo modo la loro partecipazione attiva alla costruzione di una cultura che rifiuti alla radice le mafie in qualsiasi modo e luogo si manifestino, lottando contro omertà, connivenze, illegalità, corruzione.

La serata si preannuncia carica di contenuti e conoscenza per accrescere il nostro senso etico alla giustizia non solo come cittadini ma come cristiani.

Vi aspettiamo numerosi!!

giovedì 19 novembre 2015

CENA DELL'AMICIZIA

Ciao a tutti!! 

Le nostre associazioni:
-FUCI
-MEIC
-MSAC
-GRUPPO MISSION

organizzano una cena per sostenere le attività e le finalità di queste associazioni all'interno del Centro Pastorale; è anche un'ottima occasione per vivere un momento di condivisione e di fraternità!!

La cena si svolgerà sabato 28 novembre nel Centro Pastorale Diocesano (ex-Seminario Minore) alle ore 19-30.
Il costo della cena è di 15€ (per i grandi) e 5€ (per i bambini fino a 12 anni).

Vi aspettiamo per una serata di ricordi e di allegria!!


lunedì 12 maggio 2014

"Europa: perché sì? Europei: perché esserlo?"

L'Europa sta attraversando un momento decisivo ed estremamente delicato della sua storia; la crisi economica degli ultimi anni sta mettendo a dura prova l'Unione Europea, non soltanto da un punto di vista politico e governativo. Di fatti, ne sono state scosse le fondamenta stesse: che cosa significa parlare di Europa? Quali sono le idee e gli obiettivi di questo grande progetto? È soltanto di economia e commercio che si parla o c'è di più?
In vista delle imminenti elezioni, da cittadini europei desideriamo riflettere insieme sull'Europa, su che cosa ha funzionato e che cosa no, per capire e migliorare la realtà di cui siamo partecipi.
Per questi motivi, il gruppo Fuci di Parma ha organizzato un evento aperto a tutta la città, dal titolo: "Europa: perché sì? Europei: perché esserlo?", che si terrà Venerdì 16 Maggio presso il Centro Pastorale Diocesano (ex seminario minore) in via Solferino 25.
Interverranno Francesco Violi, membro della direzione nazionale della Gioventù Federalista Europea e Tullio Carnerini, presidente del Movimento Federalista Europeo di Parma; a conclusione dell'intervento seguirà un momento di dibattito e di confronto, aperto a tutto il pubblico.
La serata avrà inizio alle ore 20.30 con un piccolo rinfresco al quale seguirà alle ore 21.00 l'evento.


martedì 11 marzo 2014

Pari opportunità di genere


Incontro di martedì 25 febbraio 2014
(Gruppo composto da Elisa Cavatorta, Anna Maria Uriati, Carlo Baldi)

Quali potrebbero essere i punti chiave per risolvere il problema? Per esempio in Svezia il padre e la madre hanno diritto entrambi a un periodo di pausa dal lavoro di sei mesi per la maternità e la paternità; sarebbe anche un modo per evitare differenze nel momento delle assunzioni.
Forse è ancora più importante combattere lo stereotipo sociale, culturale; spesso succede che le donne occupino i ruoli che hanno a che fare con il prendersi cura degli altri, e questi lavori sono spesso sottovalutati (infermiera, maestra, educatrice, baby sitter, badante…), mentre gli uomini hanno ruoli lavorativi più apprezzati, possono puntare ad alti livelli, sono spesso anche mansioni che “sporcano”. La differenza è anche regionale: in Emilia Romagna, nelle fattorie, soprattutto quelle di un tempo, uomini e donne facevano alla pari tutti i lavori inerenti la fattoria (cura dell’orto, degli animali, dei campi…), mentre in Lombardia quei lavori erano rivolti sono agli uomini. Stessa condizione si realizza oggi tra nord e sud Italia: spesso al nord le donne lavorano fuori casa e poi in ambito domestico, mentre al sud la maggior parte delle donne sono casalinghe e si occupano di tutti i lavori della casa.
Al momento dell’assunzione lavorativa, le piccole aziende in particolare, temono che la donna resti incinta, perché questo comporterebbe inevitabilmente una spesa di denaro e l’assunzione di un’altra persona. Addirittura in certi contratti, qualche tempo fa, non era contemplata la maternità, con la conseguenza che era possibile essere licenziate per il fatto di essere in gravidanza.
In ogni caso, spesso quando le donne rientrano al lavoro, devo svolgere ruoli inferiori rispetto ai precedenti, devono riconquistare la fiducia di colleghi e datori di lavoro… e difficilmente, con gli impegni familiari, potranno puntare a ruoli sociali di spicco.
È stato raccontato il caso di una ragazza che si è sposata, e dopo il matrimonio è stata riammessa a lavoro, ma è stata messa nelle condizioni di licenziarsi: le facevano svolgere le pulizie dei vetri anziché dedicarsi all’erboristeria come aveva sempre fatto, le dicevano che per continuare l’avrebbero dovuta trasferire a Palermo (mobbing). Alla fine la ragazza si è licenziata; in questi casi è possibile rivolgersi al sindacato.
Una soluzione per la maternità potrebbe essere la sua presa in carico da parte dello stato: se la supplenza della madre fosse pagata dallo Stato, al datore di lavoro non peserebbe di più.

Quali sono le differenze tra uomini e donne? Sono solo differenze legate al corpo, sessuali, oppure anche sociali (genere)? Non si mette in discussione il fatto che ci siano delle differenze genetiche forti, ma anche la cultura fa la sua parte: in uno studio è stato presentato a bambini un libro dove sono rappresentati due orsi, uguali in tutto; il primo sta cucinando, il secondo è seduto sulla poltrona e legge il giornale. Ai bambini è stato chiesto chi di loro due è un maschio e quale è la femmina. Tutti i bambini hanno risposto che l’orso che legge il giornale è il papà, mentre quello che cucina è la mamma. Questo dimostra che i ruoli che la società impone sono anche legati al genere. Bambini e bambine vengono educati in modo diversi, trattati in modo diverso (guai se un maschietto gioca con le bambole o utilizza un passeggino, o vuole un vestito o un gioco di colore rosa: diventerà gay, e questa è l’opinione diffusa!)
Nella società degli Inuit, gli esquimesi della Lapponia, viene attribuito ai bambini un genere che è indipendente dal sesso reale: infatti credono nella reincarnazione, quindi ogni bambino nato è la rinascita di un avo, e ne assumerà, oltre al nome (i nomi sono tutti neutri) e allo status sociale, anche il genere maschile o femminile a prescindere dal suo sesso genetico; tutti coloro ritenuti maschi vengono educati in un certo modo (anche se tra loro ci saranno degli individui di sesso femminile), addestrati alla caccia, ai lavori pesanti, mentre coloro che sono ritenute femmine si dedicano alla casa. Solo nel momento dell’accoppiamento tornano nel loro sesso originario, ma tutta la loro vita viene vissuta secondo il genere affidato.
Questa società, pur nomade ed elementare, mette in luce che, rispetto a quanto siamo soliti a pensare, buona parte delle differenze sono in realtà sociali; non è fondato il fatto che la dolcezza e la cura siano legate alla donna e che la forza e il distacco siano tipicamente maschili.

Oltre a vari problemi legati alle norme, si potrebbe puntare alle famiglie: se all’interno di ogni famigli ai compiti legati alla casa sono nettamente separati tra uomini e donne (mamma e figlia cucinano, stirano, lavano, puliscono, ordinano, apparecchiano…, padre e figlio non aiutano perché il padre lavora di più fuori casa, quindi è stanco) e se questi ruoli non si scambiano mai (la madre non chiede al figlio di aiutarlo, ma solo alla figlia, la moglie sgrida il marito se cerca di aiutarla perché non ne è ritenuto degno quanto lei…) allora non avremo mai un cambiamento sociale, perché la famiglia tende a mantenere la differenza. La scuola può fare la sua parte nel cercare di vedere in modo uguale maschi e femmine, ma spesso manca poi il dialogo con la famiglia.

Il problema sta anche nell’uso del linguaggio: in italiano ci sono molte parole che non hanno il femminile (come chirurgo, medico…), oppure altre parole che al femminile sono connotate da un significato minore rispetto che al maschile (con “maestra” s’intende una semplice insegnante della scuola elementare, con “maestro” si pensa a un maestro d’orchestra, o a uno che ha un certo talento in qualcosa).

Succede spessissimo che la donna debba rinunciare al suo lavoro per occuparsi del figlio, dato che l’ingesso al nido non è assicurato e che i nonni ancora non sono in pensione e quindi non possono occupasi dei nipoti. La donna che continua a lavorare deve versare l’intero stipendio nella retta scolastica. Bisognerebbe lottare per politiche diverse, per poter effettuare scelte senza che sia negato il rientro al lavoro.

Pari opportunità tra cittadini e stranieri

Incontro di martedì 11 febbraio 2014
(Gruppo costituito da Alfonso Nasciuti, Greta Pellicelli, Carlotta Zilioli)

L’incontro ha inizio con un breve excursus delle migrazioni in Europa e in Italia: in Italia 29.000.000 di persone sono migrati verso altri paesi, soprattutto America, Australia e altre parti d’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Le migrazioni diminuiscono con la crescita industriale del dopoguerra, e inizia l’immigrazione, in particolare nei grandi centri urbani, come Milano e Torino.
Oggi ci sono 5.000.000 stranieri in Italia, mentre 4.000.000 italiani risiedono fuori dallo Stato.
In Italia ci sono diversi tipi di immigrati:
- regolari, i cui ingressi e permanenze sono secondo la Legge, hanno un visto regolare e il permesso di soggiorno;
- irregolari, che invece non seguono le procedure che prevede la Legge.
I clandestini non possono essere espulsi immediatamente, perché potrebbero chiedere diritto d’asilo per via delle condizioni presenti nella terra d’origine.
Il 50% dei detenuti è costituito da stranieri; il trattamento rieducativo nel carcere è in italiano, quindi molto spesso agli stranieri non serve, non potrebbero capirlo.
Per quanto riguarda i diritti, secondo le normative dovrebbero essere attribuiti i diritti fondamentali dell’uomo e in più il diritto d’asilo; viene sottolineato anche il diritto di reciprocità, per il quale i nostri diritti dovrebbero essere riconosciuti anche negli altri stati, ma questo è un auspicio.
Il diritto di professione della fede in Turchia non è ammesso: non è possibile celebrare la messa. Proprio per questo motivo, e per altre questioni, sono ancora in corso le trattative per il suo ingresso nell’Unione Europea.

Secondo Bauman, nella società moderna, la globalizzazione comporta che le elite sono costituite da quelle persone che hanno ricchezza monetaria e che possiedono i media, sono quindi in grado di comunicare. Le comunità locali non esistono più, si annullano, sono indebolite, manca la coesione interna, le nazioni non sono più forti e unite, ma in esse regnano diversità, divisioni, idee diverse e non condivise: in una società così, come si fa ad affrontare il tema degli stranieri?

Il senso comune spesso si oppone all’ingresso di stranieri, perché essi sono spesso considerati in concorrenza con i cittadini italiani. Ma in realtà di frequente essi svolgono lavoro di cui vi è la necessità e che in Italia non si svolgono più (badanti per la cura degli anziani, operai, lavori pesanti e sottopagati…).

Riguardo al diritto al lavoro, è possibile dividere tra cittadini comunitari, appartenenti all’Unione Europea, ed extracomunitari; per i primi non ci sono diversità rilevanti con i lavoratori italiani. Per gli extracomunitari, invece, sorgono delle diversità e dei problemi, che però sono attenuati per alcuni stati con i quali l’Italia ha stretto maggiori contratti.

Nella seconda parte della serata, si apre il dibattito che parte da alcune domande:
- cosa ne pensate della cittadinanza? Andrebbe concessa a tutti? Solo a coloro che risiedono in Italia per un periodo di tempo? E quanto dovrebbe essere lungo questo tempo? Solo ai figlio di stranieri nati qui?
Nel 2006 è stato fatto un documento dal Governo per questa tematica, per il quale la cittadinanza verrebbe concessa ai figli di stranieri se un genitore risiede in Italia per almeno 5 anni, ma resta ancora un problema aperto.
Opinione diffusa nel gruppo di ragazzi è quella di concedere la cittadinanza a coloro che hanno frequentato la scuola italiana , almeno i primi 5 anni di primaria, in modo che possa essere stata assunta la lingua, il sentimento di appartenenza, la cultura. (il 7% di alunni italiani è costituito da stranieri).
È un paradosso quando una persona si attiene a dei doveri e non può usufruire ai diritti. Nel momento in cui scatta un contratto a tempo indeterminato e si ha il possesso di una casa, esso manda avanti l’economia del paese, quindi sarebbe giusto renderlo cittadino.
Come gestire i flussi migratori? La comunità locale non può farlo, è la Comunità Europa a decidere. I veri nemici sono i mafiosi e i super ricchi che sfruttano i poveri e gli stranieri, mettendo in atto logiche perverse di capitalismo diffuso (i mercati si spingono verso una piccola percentuale di gente ricchissima, e pochissimi decidono la sorte di tantissime persone, facendo funzionare l’alta finanza).
La soluzione sarebbe quella di poter capire, gestire e controllare questi flussi, ma ciò è quasi impossibile.

In Svizzera è passato il referendum che riguarda il blocco di italiani e tedeschi verso lo stato, nel quale è possibile guadagnare di più.
Gli stranieri non comportano maggiori spese, al contrario fanno aumentare il PIL, dato che il welfare è retto da loro (come le già citate badanti, infermiere…).
La Chiesa è sempre intervenuta sui bisogni sociali del tempo (crescita dei bambini e dell’infanzia, cura degli anziani…); oggi c’è il “problema stranieri”, e la Chiesa fa qualcosa per questo?

In tutta l’Unione Europea il cittadino comunitario ha la tutela sanitaria e un medico di riferimento gratis.
I rifugiati politici possono stare in Italia a tempo indeterminato, perché spesso provengono da stati dove c’è la guerra, o dove i diritti fondamentali della persona non sono rispettati.
Secondo l’articolo 9 del 1992, all’arrivo in Italia viene dato il Visto, ed entro 8 giorni si deve effettuare la registrazione e il permesso di soggiorno. Per avere la cittadinanza il percorso è molto lungo e prevede anche un esame in lingua italiana. Occorre anche risiedere da almeno 10 anni nel Paese. Nell’Unione Europea bastano 4 anni, per un rifugiato politico 5. Ai figli di stranieri viene data la cittadinanza se è stato adottato da italiani, oppure se almeno uno dei due genitori è italiano, o ancora dopo 3 anni se si ha un parente italiano in linea diretta. Colui che nasce in Italia, avrà la cittadinanza solo al compimento dei 18 anni. Quindi se un bambino arriva in Italia da piccolo, dovrà attendere di lavorare per poterla ottenere.
Il fatto di non avere la cittadinanza comporta l’impossibilità a votare, a svolgere il servizio militare, ci sono problemi nel versamento dei contributi, non sono accessibili i concorsi pubblici. Sono riconosciuti i diritti fondamentali.

Infine un’iniziativa che il gruppo MSAC ha svolto pochi mesi fa, ci ha permesso di conoscere alcuni dati sulla città di Parma: gli italiani sono 387.050, poi la comunità straniera più numerosa è costituita dai moldavi (7.500), in seguito i provenienti dall’Albania (6.600), dalla Romania, Marocco, Tunisia, India, Filippine, Ucraina e Senegal (1.600).

...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano,

a chi gli domandava cosa cercasse,Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”.

La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano

la Lanterna, che vogliono riscoprire il gusto di uno Sguardo unitario sul Mondo;

che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e riscoprire la Domanda di Verità e

di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.