martedì 19 gennaio 2010

Il rispetto del Creato, un nostro dovere

I cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta, non possono non farci riflettere e occorre, ora più che mai, un’assunzione di responsabilità da parte di tutti per proteggere l’ambiente, tutelare le risorse ed il clima.
Con la Conferenza di Copenhagen 07-18/12/2009, a cui hanno preso parte 192 Stati del mondo, una grande sfida diplomatica si è aperta davanti a noi. In tutto il mondo, specie nei Paesi più poveri e vulnerabili, il riscaldamento globale già mette a repentaglio i grandi sforzi avviati per lo sviluppo della sanità, agricolture e infrastrutture. L’ emigrazione provocata dal mancato accesso alla terra e alle risorse idriche non fa che inasprire le tensioni sociali e mina la stabilità e la sicurezza politica. I cambiamenti climatici potrebbero innescare importanti mutamenti geopolitici, influenzando profondamente le decisioni di tutti i nostri paesi in materia di politica estera. La CO2 prodotta dall’ uomo, aggiunta a quella prodotta dalla natura nell’ atmosfera, agisce come una coperta, intrappolando l’ energia del Sole e riscaldando la superficie terrestre. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora la loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’ intossicazione dell’ atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno, oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.
Copenhagen rappresenta il primo passo di risoluzione di questi problemi per un nuovo ordine mondiale sul clima perché si arriva a un accordo in cui:
- tutti gli Stati si devono impegnare a prendere le misure necessarie a mantenere l’ aumento di temperatura del Pianeta al di sotto di due gradi centigradi;
- venga istituito dai paesi industrializzati un fondo di cento miliardi di dollari all’ anno da destinare ai Paesi in via di sviluppo per la riconversione energetica e la riduzione delle emissioni;
- la responsabilità dell’ effetto serra venga ripartita in maniera disuguale tra stati di prima e di seconda industrializzazione e stati in via di sviluppo;
- si raggiunga un vero e proprio trattato sul clima, condiviso e sottoscritto da tutti, entro la fine del 2010.
Gli esiti della Conferenza hanno creato scontenti e preoccupazioni in numerosi Stati, certi che porteranno vantaggi solo agli Stati più industrializzati. Infatti, il patto «riconosciuto» ma non approvato dai 193 Paesi presenti alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici non piace a nessuno. È probabilmente vicino al limite massimo di quello che si poteva ottenere, ma proprio per questo è un colpo ancora più duro per i governi che si erano battuti per un accordo ambizioso, per le Nazioni Unite, per gli scienziati, per gli ambientalisti e per le organizzazioni non governative. Avrà effetti politici di lungo periodo. Quello che è stato chiamato «Copenhagen Accord» è un documento di nemmeno tre pagine, risultato di un processo di negoziati durato due anni e terminato con due settimane di iperbolica Conferenza nella capitale danese. Minimo nei contenuti: di concreto promette denaro ai Paesi più poveri per aiutarli a mitigare le emissioni e adattarsi alle catastrofi provocate dal climate change. Per il resto è generico. Inoltre, non è vincolante: ieri, il segretario generale dell' Onu Ban Ki-moon, mentre lo giudicava un primo passo positivo, ha chiesto che lo diventi. I punti lasciati fuori sono i più importanti: la portata dei tagli, sia per i Paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo; il tipo di accordo, decisivo per capire quali impegni formali prende ogni Paese; se e quando si potrà arrivare a un trattato vincolante (le speranze sono ufficialmente per il 2010 ma sembra molto improbabile, vista la distanza tra le parti). Anche l' accordo sulla protezione delle foreste, che sembrava cosa fatta, è stato «dimenticato» dal documento. Il risultato è insomma inferiore al minimo che i promotori della Conferenza si aspettavano.
Di fronte a questi continui e mutevoli scenari internazionali, che non lasciano presagire alcun tipo di rispetto per l’uomo e per l’ambiente, ci confortano le parole del Papa che in occasione della Giornata Mondiale della Pace, lancia un messaggio dal titolo “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, ribadendo con fermezza che <>. Nel capitolo 10 del messaggio si legge: “Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare….E’ necessario, insomma, uscire dalla logica del mero consumo per produrre forme di produzione agricola e industriale rispettose dell’ordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni primari di tutti…”. Occorre, infatti, trovare modelli di sviluppo energetico sostenibile, basati sul concetto di preservare le generazioni future dai disastri climatici.
La ricerca, da numerosi anni ormai, sta facendo tantissimi passi avanti nel trovare quelle tecnologie che permettono un certo equilibrio tra benessere dell’uomo e rispetto dell’ambiente circostante. Le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile più diffuse sono: gli impianti solari termici, il solare fotovoltaico, l’eolico, le biomasse, la geotermia, l’energia prodotta dal moto ondoso.
Gli impianti solari termici permettono di trasformare l'energia irradiata dal sole in energia termica, ossia calore, per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti, per scaldare le piscine, per i processi industriali. La tecnologia solare termica è matura ed affidabile, con impianti che hanno una vita media di oltre 20 anni e tempi di ritorno dell'investimento molto brevi. All’interno dei pannelli solari è presente “una serpentina” in cui scorre il fluido termovettore (di solito una miscela di acqua e glicole) che, grazie all’azione termica del sole, si riscalda. Il calore accumulato viene poi ceduto mediante uno scambiatore all’acqua sanitaria contenuta in un serbatoio e distribuita alle varie utenze.
Un impianto a circolazione naturale con 2-3 mq di collettori piani e con un serbatoio di accumulo da 150/200 litri per la produzione di acqua calda sanitaria (utile a soddisfare il fabbisogno di 2-4 persone) può costare tra i 1.300 e i 3.000 euro (sono esclusi l’installazione, la manodopera e l’IVA). Tuttavia, una volta sostenuto il costo iniziale, un impianto solare termico permette di risparmiare sulle bollette elettriche e/o del gas con tempi di rientro dall’investimento molto vantaggiosi:

- rispetto ai costi di uno scaldabagno elettrico utilizzato per riscaldare l’acqua, la spesa per un impianto solare termico si recupera in circa 5 anni attraverso il risparmio in bolletta;

- rispetto a una caldaia a gas, la spesa per l’impianto solare termico si recupera in circa 6-8 anni.

Occorrono 8-12 anni invece per recuperare la spesa se l’impianto solare è progettato sia per la produzione dell’acqua calda sanitaria che per il riscaldamento ambienti.
Negli anni successivi l'energia prodotta dall’impianto solare termico è gratuita. Dei pannelli solari ben dimensionati, in media, soddisfano il 70% circa del fabbisogno di acqua calda sanitaria di un’abitazione. Se si utilizza il solare anche per integrazione al riscaldamento domestico il fabbisogno complessivo che si soddisfa potrebbe arrivare fino al 40%.
Inoltre in molte Regioni, Province e Comuni sono previsti incentivi e finanziamenti che solitamente arrivano fino al 25-30% della spesa complessiva.
Il solare fotovoltaico è la tecnologia che converte direttamente l'irradiazione solare in energia elettrica. I pannelli sono composti da unità di base, le celle fotovoltaiche, che praticamente si comportano come delle minuscole batterie in seguito all’irraggiamento solare. Il materiale usato per le celle fotovoltaiche commerciali è il silicio e poiché si richiede una sua certa purezza, i prezzi sono tuttora elevati, sebbene in costante diminuzione, il che comporta che questa tecnologia debba essere incentivata economicamente. La durata media di un impianto è di circa 25-30 anni, la ricerca sperimentale sta rendendo sempre più efficiente il rendimento degli impianti che vengono utilizzati da aziende, edifici pubblici, da una domanda energetica diffusa. Il costo di un impianto per usi residenziali di 2-3 kW è pari a 15.000-20.000 Euro. Da Settembre 2005 in Italia è previsto il “Conto Energia”: un sistema di incentivazione che premia l’energia, il kWh, prodotta da impianti fotovoltaici con prezzi incentivanti. In questo modo la spesa iniziale per l’installazione di un impianto fotovoltaico domestico si ripaga approssimativamente in 10 anni di funzionamento dell’impianto stesso e successivamente la produzione di energia porta persino ad un piccolo guadagno annuale. Questa tecnologia ha la particolare capacità, quando esposta al sole, di convertire la radiazione solare in corrente elettrica. Questa conversione avviene per mezzo di celle fotovoltaiche che devono essere collegate elettricamente tra loro e formare dei moduli che devono essere orientati il più possibile perpendicolarmente alla radiazione solare. L’impianto fotovoltaico è costituito da pannelli, da un inverter (che serve a trasformare la corrente elettrica continua prodotta dal pannello in alternata utilizzabile dalle utenze), da un contatore se la corrente viene immessa in rete o da un accumulatore. L’energia elettrica prodotta può essere utilizzata per tutte le utenze domestiche che richiedono per il funzionamento consumo di energia elettrica (elettrodomestici, illuminazioni, computer, ecc…) con il vantaggio di non produrre emissioni inquinanti e una volta coperto il costo dell’installazione di avere energia elettrica gratuita.
il costo a kW installato si aggira intorno ai 7-8mila euro circa. Un impianto da 3 kW con moduli mono o policristallino (che occupa circa 24mq su falda inclinata o 60mq su un tetto piano) ha un costo di circa 24-30 mila euro. Il costo dell’impianto, anche se elevato, viene ammortizzato nel corso degli anni grazie al nuovo sistema di incentivo in “conto energia”. Per l’energia prodotta da impianti fotovoltaici è infatti stabilita la vendita con tariffe fisse garantite per 20 anni (Decreto sul Conto Energia di Febbraio 2007 - vedi sito del GSE). Le tariffe per impianti domestici (fino a 20 kWp) variano tra 0,39 e 0.048 euro a kWh per 20 anni, a cui si devono sommare altri 0,16 euro, circa, a kWh di risparmio in bolletta elettrica. In pratica ogni kWh prodotto dall’impianto fotovoltaico vale mediamente 0,6 euro, ovvero più di tre volte e mezzo il prezzo dell’elettricità pagato mediamente in bolletta.
Gli impianti eolici sfruttano l'energia del vento per produrre elettricità. Sono costituiti da aerogeneratori che trasformano l'energia cinetica del vento in energia meccanica e infine quest'ultima in energia elettrica. Possono essere realizzati impianti eolici di varie dimensioni organizzati in "parchi", con aerogeneratori di altezza e potenza differente.
L'eolico è la fonte rinnovabile in maggiore espansione a livello internazionale. In Italia sono installati solo 3.736 MW, ma nei Paesi che hanno puntato con maggiore forza sull'eolico la produzione ha raggiunto risultati considerevoli, come in Spagna dove sono installati 16.740 MW o in Germania con 23.903 (dati riferiti a fine 2008).
La biomassa utilizzabile ai fini energetici consiste in tutti quei materiali organici che possono essere utilizzati direttamente come combustibili o trasformati in combustibili liquidi o gassosi, negli impianti di conversione, per un più comodo e vasto utilizzo. Il termine biomassa riunisce materiali di natura eterogenea, dai residui forestali agli scarti dell'industria di trasformazione del legno o delle aziende zootecniche. In generale si possono definire biomasse tutti i materiali di origine organica provenienti da reazioni fotosintetiche (il processo che permette alle piante di convertire l'anidride carbonica in materia organica sfruttando l’energia solare).
In Italia le biomasse coprono circa il 2,5% del fabbisogno energetico, con un apporto di anidride carbonica in atmosfera che può essere considerato virtualmente nullo poiché la quantità di CO2 rilasciata durante la combustione è equivalente a quella assorbita dalla pianta durante il suo accrescimento. Perché questo processo sia effettivamente considerabile neutro in termini di produzione di gas serra, deve essere mantenuta la ciclicità del processo riproducendo sempre la biomassa utilizzata. Le biomasse possono essere utilizzate in impianti di produzione termica di dimensioni diverse, dimensioni strettamente legate alle caratteristiche del territorio e alla reperibilità del suddetto combustibile in zone limitrofe.
L'energia geotermica è una forma di energia che utilizza le sorgenti di calore, che provengono dalle zone più interne della Terra, nel sottosuolo. E' naturalmente legata a quei territori dove vi sono fenomeni geotermici (in Italia si evidenziano come "zone calde" la Toscana, il Lazio, la Sardegna, la Sicilia e alcune zone del Veneto, dell'Emilia Romagna e della Lombardia) dove il calore che si propaga fino alle rocce prossime alla superficie può essere sfruttato per produrre energia elettrica attraverso una turbina a vapore, oppure utilizzato per il riscaldamento per gli usi residenziali ed industriali. In Italia lo sfruttamento della risorsa geotermica è per il momento limitato alla Toscana ed all'alto Lazio con una capacità totale installata a fine 2007 di 723 MW, ed una produzione di elettricità di 5.248 GWh pari all'1,74% della produzione elettrica nazionale.
Le onde del mare sono un accumulo di energia presa dal vento. Più sono lunghe le distanze e più vi è la possibilità di accumulo. Vista la vastità del mare e l'energia contenuta in un'unica onda, abbiamo un immenso serbatoio di energia rinnovabile che può essere usato. La produzione di energia da moto ondoso è già una realtà che suscita notevole interesse. In paesi come il Portogallo, il Regno Unito, la Danimarca, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, ed altri ancora vi sono decine di aziende ed istituti di ricerca che se ne occupano in modo esclusivo, il Governo Scozzese ha istituito un premio di 10 milioni di sterline (Saltire Prize) e numerose iniziative e convegni sono organizzati ogni anno. Il costo per KWh, utilizzando questa fonte, è già vicino a quello dell’eolico: incoraggiante, visto che parliamo dei primi prototipi.
Tuttavia, nonostante i numerosi incentivi nazionali e comunali, l’ostacolo alla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili deriva dalla sovrapposizione di più tipi di barriere distinte tra loro:

- barriere tecniche e tecnologiche: rapporto costi/prestazioni, l’affidabilità, la disponibilità e la durata degli impianti;
- barriere economiche e di mercato: alti costi di investimento e di gestione, il valore del servizio offerto, l’incontro fra domanda ed offerta;
- barriere ambientali: gli impatti, la scelta dei siti, la sicurezza degli impianti;
- barriere politico-legislative, infrastrutturali ed informative.

Non dimentichiamoci, però, dei numerosi vantaggi che esse comportano:

- presentano un impatto ambientale trascurabile relativo al rilascio di inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo;
- la loro diffusione consente di coniugare produzione di energia e modelli di gestione del territorio contribuendo a contrastare i fenomeni di spopolamento e degrado;
- offrono la possibilità di un più diretto coinvolgimento delle popolazioni e delle amministrazioni locali e di una ripresa economica;
- rappresentano l’unica via verso uno sviluppo sostenibile;
- si possono ottenere tante forme di energia dalle sorgenti rinnovabili: energia termica, elettrica, meccanica e chimica;
- creano nuovi posti di lavoro.

Solo rispettando profondamente il creato, l’uomo può essere portatore di pace come afferma il Papa e “…ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse!...” (Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato Benedetto XVI).

1 commento:

Piccinini Raoul ha detto...

SALTIRE PRIZE _ (UNA SPERANZA MANCATA)

Purtroppo sembra proprio che quello che all’inizio sembrava un barlume di speranza, per le nuove e performanti tecnologie marine, si stia trasformando in un concorso per LOBBI tecnologiche.
Bisogna, infatti, essere molto realistici su quello che il concorso non promette:
1) non promette le partecipazioni delle tecnologie più performanti
2) non consente alle tecnologie di confrontarsi liberamente sul campo
3) non determinerà la tecnologia più produttiva
4) non consentirà un adeguato avanzamento delle tecnologie marine
Cosa sarà invece realmente consentito:
1) si consentirà a lobbi consolidate di continuare a promuovere i loro progetti
2) di mettere in mare le tecnologie che avranno i denari necessari per impianti da 20 MW
3) di non produrre i richiesti 100 GWh in due anni
4) di riuscire a spostare in avanti l’applicazione d’impianti migliori, ma non in competizione
5) di obbligare a rimanere fuori da tale competizione solo per questioni di denaro, e non tecniche
6) si consentirà, finalmente, di vedere tutte le tecnologie già pubblicizzate, fare il mitico buco nell’acqua, in questo caso salata, (sotto tutti i punti di vista).
Quello che realmente dispiace, è non poter nemmeno chiedere un aiuto per tecnologie Italiane veramente produttive, ma gli interessi in gioco, (anche per la creazione di nuovi posti di lavoro), sono enormi e non consentono competizione a chi può mettere in cattiva luce tecnologie che sono costate decine di milioni d’euro, e dove Politici e Banche del nord Europa hanno investito notevoli capitali.
Di fatto c’è solo interesse a spingere quattro o cinque tecnologie, ritenute compatibili con quanto prima illustrato, infatti, se per tale competizione è necessario mettere in acqua 20 MW che dovranno produrre i 100 GWh in due anni di funzionamento, alla media di 3-4 milioni d’euro per MW, pochi tecnici/investitori/compagnie, potranno affrontare costi previsti in relazione a permessi istallazioni e rimozioni a fine gara, di 100.000.000 d’euro, (cento milioni di EURO).
Il riuscire, come prima detto, a mettere in acqua sistemi che non riusciranno a raggiungere tale produzione, nonostante le immense cifre, non frenerà le lobbi dei fortunati partecipanti dalla loro politica di promozione di sistemi non performanti, questo perché già dalla prima stesura del concorso, a quella rivista e pubblicata ultimamente, s’intravede chiaramente già nelle parole la difficoltà di raggiungere positivamente l’obiettivo, che richiede rese dell’impianto da 20 MW del 30%, rese mai raggiunte da sistemi che utilizzano maree o specificatamente moto ondoso, (percentuali di produzione che appartengono in determinate condizioni climatiche solo all’EOLICO Off-Shore).
Quindi, concludendo, non vedremo “forse”, il più performante sistema progettato, tutto Italiano, ma non perché non sia in grado di produrre l’energia richiesta dalla competizione, ma perché producendo energia tre volte più dell’eolico di cui sopra, rischia di mettere in cattiva luce molti dei sistemi che producono energia da fonte rinnovabile, e in questo caso specifico produrrebbe tale energia in un tempo inferiore ai due anni.
Ma a questo punto le LOBBI, dove vanno a finire?

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...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano,

a chi gli domandava cosa cercasse,Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”.

La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano

la Lanterna, che vogliono riscoprire il gusto di uno Sguardo unitario sul Mondo;

che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e riscoprire la Domanda di Verità e

di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.