martedì 25 gennaio 2011

Commento al Salmo 22 (23)


Testo

« Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. »
Commento
Tra i Salmi più ricorrenti nella Liturgia c’è il Salmo 22-23, attribuito a Davide e dalla composizione spiccatamente lirica. Il sentimento dominante è la fiducia più genuina e riposante, un abbandono in Dio pieno di serenità e pace. Davide, prima di essere scelto come Re, pascolava il gregge, simbolo di ricchezza; chi possedeva il gregge infatti aveva di che mangiare, di che tessere, di che vestirsi e di che offrire a Dio in sacrifici. Davide il Re Pastore è colui che pascola il proprio gregge attraverso pascoli erbosi difendendolo da ogni pericolo.
Il Salmo è cantato da un singolo cantore, come si evince dal fatto che tutti i verbi sono coniugati alla prima persona singolare. La sua spiccata musicalità induce gli studiosi a pensare che fosse cantato durante le Ascensioni per la meditazione sia personale sia corale, come popolo che fa visita al Tempio in ricordo del cammino per passare dall’Egitto alla Terra Promessa (Esodo).
Scomponiamo lo studio del Salmo in tre immagini: i versetti 1-4 compongono la prima immagine, 5 la seconda e 6 la terza.
PRIMA FIGURA
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Nella prima figura si canta l’immagine del Signore-Pastore che riconduce il popolo ebreo verso la Terra Promessa attraverso l’Egitto. Questa immagine viene descritta approfondendo i vari aspetti in cui viene manifestata e ribadita la sicura presenza del Pastore. Egli provvede ad ogni necessità (non manco di nulla) e conforta nella fatica del viaggio (ad acque tranquille mi conduce) con il riposo (in pascoli erbosi mi fai riposare). Il Pastore conosce il momento opportuno per camminare e per riposare e la sua vigilanza è costante e rassicurante; al crepuscolo sposta nuovamente il gregge e nella “valle oscura”, quando le pecore sono tentate dall’angoscia, il Pastore batte il terreno lungo il cammino con il bastone e con il vincastro riconduce nella giusta direzione il gregge ribadendo la percezione reale e fisica della Guida.
SECONDA FIGURA
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Nella seconda figura siamo ancora nel deserto e davanti ai nostri occhi viene rievocata un’immagine consueta ai nomadi in cammino: è l’immagine dei predoni. Questa figura è il canto di chi ha attraversato diversi momenti difficili nella vita, ma ha fatto esperienza di Dio che ha sempre provveduto per lui. A chi scappa dall’attacco nemico il Signore offre una tenda, territorio franco nel quale gli avversari non possono più entrare, e gli concede la sacralità dell’ospite che lo rende inattaccabile. Per questo il Signore unge il capo come segno di accoglienza rituale a chi confida in Lui e imbandisce un pranzo dai calici traboccanti sotto gli occhi dei nemici che devono allontanarsi confusi.
TERZA FIGURA
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Nelle difficoltà e nei momenti di prosperità il Signore provvede in ogni giorno della vita mandando come compagne “felicità e grazia”. Il cantore-salmista ricorda nel presente che Dio è vicino e provvede e celebra la vita come un dono mantenuto dal sostegno e dall’azione di Dio.
In questa terza figura le due immagini serene precedenti si dissolvono per lasciare apparire il loro significato profondo: la grazia e la bontà del Signore che il salmista si augura di potere godere per tutta la vita dimorando nel recinto del Tempio.
Per altri riferimenti all’immagine del Signore Pastore vedi anche Ezechiele 34, 11-16 e Giovanni 10, 1-5.

1 commento:

Anonimo ha detto...

e' un salmo bellissimo quasi un conforto ai tanti nemici, che si incontrano nella vita e quasi un conforto e una speranza
che qualcosa possa cambiare e ' la sola consolazione Iddio ci aiuti M.GRAZIA

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...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano,

a chi gli domandava cosa cercasse,Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”.

La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano

la Lanterna, che vogliono riscoprire il gusto di uno Sguardo unitario sul Mondo;

che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e riscoprire la Domanda di Verità e

di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.