martedì 11 marzo 2014

Pari opportunità di genere


Incontro di martedì 25 febbraio 2014
(Gruppo composto da Elisa Cavatorta, Anna Maria Uriati, Carlo Baldi)

Quali potrebbero essere i punti chiave per risolvere il problema? Per esempio in Svezia il padre e la madre hanno diritto entrambi a un periodo di pausa dal lavoro di sei mesi per la maternità e la paternità; sarebbe anche un modo per evitare differenze nel momento delle assunzioni.
Forse è ancora più importante combattere lo stereotipo sociale, culturale; spesso succede che le donne occupino i ruoli che hanno a che fare con il prendersi cura degli altri, e questi lavori sono spesso sottovalutati (infermiera, maestra, educatrice, baby sitter, badante…), mentre gli uomini hanno ruoli lavorativi più apprezzati, possono puntare ad alti livelli, sono spesso anche mansioni che “sporcano”. La differenza è anche regionale: in Emilia Romagna, nelle fattorie, soprattutto quelle di un tempo, uomini e donne facevano alla pari tutti i lavori inerenti la fattoria (cura dell’orto, degli animali, dei campi…), mentre in Lombardia quei lavori erano rivolti sono agli uomini. Stessa condizione si realizza oggi tra nord e sud Italia: spesso al nord le donne lavorano fuori casa e poi in ambito domestico, mentre al sud la maggior parte delle donne sono casalinghe e si occupano di tutti i lavori della casa.
Al momento dell’assunzione lavorativa, le piccole aziende in particolare, temono che la donna resti incinta, perché questo comporterebbe inevitabilmente una spesa di denaro e l’assunzione di un’altra persona. Addirittura in certi contratti, qualche tempo fa, non era contemplata la maternità, con la conseguenza che era possibile essere licenziate per il fatto di essere in gravidanza.
In ogni caso, spesso quando le donne rientrano al lavoro, devo svolgere ruoli inferiori rispetto ai precedenti, devono riconquistare la fiducia di colleghi e datori di lavoro… e difficilmente, con gli impegni familiari, potranno puntare a ruoli sociali di spicco.
È stato raccontato il caso di una ragazza che si è sposata, e dopo il matrimonio è stata riammessa a lavoro, ma è stata messa nelle condizioni di licenziarsi: le facevano svolgere le pulizie dei vetri anziché dedicarsi all’erboristeria come aveva sempre fatto, le dicevano che per continuare l’avrebbero dovuta trasferire a Palermo (mobbing). Alla fine la ragazza si è licenziata; in questi casi è possibile rivolgersi al sindacato.
Una soluzione per la maternità potrebbe essere la sua presa in carico da parte dello stato: se la supplenza della madre fosse pagata dallo Stato, al datore di lavoro non peserebbe di più.

Quali sono le differenze tra uomini e donne? Sono solo differenze legate al corpo, sessuali, oppure anche sociali (genere)? Non si mette in discussione il fatto che ci siano delle differenze genetiche forti, ma anche la cultura fa la sua parte: in uno studio è stato presentato a bambini un libro dove sono rappresentati due orsi, uguali in tutto; il primo sta cucinando, il secondo è seduto sulla poltrona e legge il giornale. Ai bambini è stato chiesto chi di loro due è un maschio e quale è la femmina. Tutti i bambini hanno risposto che l’orso che legge il giornale è il papà, mentre quello che cucina è la mamma. Questo dimostra che i ruoli che la società impone sono anche legati al genere. Bambini e bambine vengono educati in modo diversi, trattati in modo diverso (guai se un maschietto gioca con le bambole o utilizza un passeggino, o vuole un vestito o un gioco di colore rosa: diventerà gay, e questa è l’opinione diffusa!)
Nella società degli Inuit, gli esquimesi della Lapponia, viene attribuito ai bambini un genere che è indipendente dal sesso reale: infatti credono nella reincarnazione, quindi ogni bambino nato è la rinascita di un avo, e ne assumerà, oltre al nome (i nomi sono tutti neutri) e allo status sociale, anche il genere maschile o femminile a prescindere dal suo sesso genetico; tutti coloro ritenuti maschi vengono educati in un certo modo (anche se tra loro ci saranno degli individui di sesso femminile), addestrati alla caccia, ai lavori pesanti, mentre coloro che sono ritenute femmine si dedicano alla casa. Solo nel momento dell’accoppiamento tornano nel loro sesso originario, ma tutta la loro vita viene vissuta secondo il genere affidato.
Questa società, pur nomade ed elementare, mette in luce che, rispetto a quanto siamo soliti a pensare, buona parte delle differenze sono in realtà sociali; non è fondato il fatto che la dolcezza e la cura siano legate alla donna e che la forza e il distacco siano tipicamente maschili.

Oltre a vari problemi legati alle norme, si potrebbe puntare alle famiglie: se all’interno di ogni famigli ai compiti legati alla casa sono nettamente separati tra uomini e donne (mamma e figlia cucinano, stirano, lavano, puliscono, ordinano, apparecchiano…, padre e figlio non aiutano perché il padre lavora di più fuori casa, quindi è stanco) e se questi ruoli non si scambiano mai (la madre non chiede al figlio di aiutarlo, ma solo alla figlia, la moglie sgrida il marito se cerca di aiutarla perché non ne è ritenuto degno quanto lei…) allora non avremo mai un cambiamento sociale, perché la famiglia tende a mantenere la differenza. La scuola può fare la sua parte nel cercare di vedere in modo uguale maschi e femmine, ma spesso manca poi il dialogo con la famiglia.

Il problema sta anche nell’uso del linguaggio: in italiano ci sono molte parole che non hanno il femminile (come chirurgo, medico…), oppure altre parole che al femminile sono connotate da un significato minore rispetto che al maschile (con “maestra” s’intende una semplice insegnante della scuola elementare, con “maestro” si pensa a un maestro d’orchestra, o a uno che ha un certo talento in qualcosa).

Succede spessissimo che la donna debba rinunciare al suo lavoro per occuparsi del figlio, dato che l’ingesso al nido non è assicurato e che i nonni ancora non sono in pensione e quindi non possono occupasi dei nipoti. La donna che continua a lavorare deve versare l’intero stipendio nella retta scolastica. Bisognerebbe lottare per politiche diverse, per poter effettuare scelte senza che sia negato il rientro al lavoro.

Nessun commento:

Posta un commento

...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano,

a chi gli domandava cosa cercasse,Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”.

La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano

la Lanterna, che vogliono riscoprire il gusto di uno Sguardo unitario sul Mondo;

che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e riscoprire la Domanda di Verità e

di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.